Negli anni le Aziende hanno avuto necessità di aumentare i software per il loro business: erp, crm documentali, software per contact center e così via.
Tanti software, tutti installati su server diversi, ognuno con il suo indirizzo ip da ricordare, password che scadevano, firewall configurati ad-hoc, aggiornamenti dei sistemi operativi e patching da gestire… ma era la normalità.

Il lato positivo era la completa padronanza del software installato lì, in casa, e la possibilità di personalizzarlo fino all’estremo.

Ricordo di una procedura inserita in un database di un prodotto proprietario e che veniva invocata in seguito a un’azione da parte dell’utente sull’interfaccia web di un software di gestione documentale; avevo esaudito la richiesta di un Cliente che voleva fare le cose “a suo modo” per non chiedere agli utenti di adattarsi a un sistema nuovo (e innovativo).

I prodotti on-prem sono spesso aperti, fino a poterne sovrascrivere il comportamento e la user interface ma si rischia di farsi prendere la mano e allontanarsi dalla possibilità di evoluzione del prodotto perché aggiornarlo diventa “troppo un casino con tutti quei workaround progettati negli anni”.

La frase più pericolosa è sempre la stessa: “è una vita che lavoriamo così…”

Il paradigma on-prem può portare a un’attenzione molto focalizzata alle abitudini dell’utente e meno attenzione alla gestione della sicurezza e/o all’alta affidabilità, perché questa è vista più come una spesa, e non una utilità: doppi server, doppia installazione, doppie ore uomo, doppio controllo dei sistemi. Tutte cose vere, ma quanto è il costo della perdita dei dati o alla lentezza di accesso ad essi?
In un modo dove i dati sono fondamentali, dove la velocità di reperire i dati fa la differenza, dove l’aggiornamento deve essere immediato, il sistema on-prem, per quanto ci abbia supportato negli anni, è troppo lento e insicuro.
Forse è meglio perderci un po’ di personalizzazioni ma avere un sistema sempre up-to-date e raggiungibile in qualsiasi luogo.

Il Covid-19 è stato un grande acceleratore di questo paradigma. Siamo rimasti a casa, abbiamo lavorato da remoto e senza sistemi cloud sarebbe stato molto più difficile (gestire la vpn, gli accessi, la sicurezza…).

Con il cloud lavoro sempre da remoto, anche in ufficio!

Ma non è solo l’accessibilità a rendere il cloud un sistema avveniristico, è tutto quello che c’è dietro le quinte, quello che l’utente non vede ma sfrutta più di quanto si possa immaginare.

I veri software cloud non sono il risultato di un lift-and-shift di un software on-prem ma sono sviluppati per il cloud, dove i server sono molteplici e distribuiti su region differenti.

Possiamo paragonare i software on-prem a dei monoliti, in cui, i vari servizi dipendono uno dall’altro. Cade un servizio, si ferma tutto. Ma non poteva essere diverso perché i server non hanno capacità infinita e ogni azienda non poteva dotarsi di migliaia di server.

Il cloud ha portato al paradigma di microservizi, ossia, ogni servizio (ad esempio il servizio di login) gira su una virtual machine dedicata e in caso di aumento di richiesta di accesso al portale (quindi aumento di richiesta del servizio di login), il sistema cloud attiva la scalabilità orizzontale, ossia replica la virtual machine contenente il servizio di login e di conseguenza aumenta la capacità di gestione degli accessi. E non solo, l’utente non si accorge di nulla e non si perde di velocità di interazione.

Cade un servizio, ce ne sono altri e non c’è una dipendenza univoca.

Ma non abbiamo parlato di altri aspetti fondamentali del cloud!

Il sistema si auto aggiorna, o meglio, viene aggiornato da remoto in modo completamente trasparente per il cliente che avrà sempre un sistema up-to-date senza più preoccuparsi di tempi e costi di installazione, no-regression test, disservizi durante l’aggiornamento…

“E se volessi customizzare la soluzione cloud con uno sviluppo software? È Possibile?” Certamente si possono effettuare modifiche ma attenzione che più è invasiva la modifica, più è possibile che possa non essere compliance alla nuova versione o lo possa essere senza l’intervento di uno sviluppatore software. Siamo sicuri che è meglio avere una pagina web personalizzata e perdersi l’immediatezza dell’evoluzione del cloud?

Dulcis in fundo, l’alta affidabilità. I software nati per il cloud sono ridondati su due o tre data center in maniera tale da bilanciare il carico di lavoro e permettere, anche, di avere un sistema sempre attivo in caso di caduta di un servizio, di un server o di un intero sito.

E questo è tutto trasparente ai “non addetti ai lavori” però è sicuramente un elemento fondamentale che permette di dare un servizio sempre ottimale al Cliente.
E come si sa, se la customer experience è alta, il Cliente è contento e il fornitore ne beneficia, anche se ci perdiamo un po’ di personalizzazione…ma questo il Cliente non lo sa!

Per cui, adottare il cloud significa gestire tutte quelle situazioni che venivano poco considerate ma che danno un grosso beneficio, soprattutto in un mondo, ormai, interconnesso.
Pronti ad adattarsi ad adottare il cloud?

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