Ultimamente sta diventando un termine molto usato anche in ambiti lavorativi e tecnologici.

Il dizionario di Oxford né da questa definizione: “L’insieme degli organismi viventi (fattori biotici) e della materia non vivente (fattori abiotici) che interagiscono in un determinato ambiente costituendo un sistema autosufficiente e in equilibrio dinamico (lago, stagno, savana, ecc.).”

Se ci si chiede cosa abbia che fare questo con l’uso che si fa di questo termine in ambito lavorativo forse si fa fatica a contestualizzarlo a meno che si stia parlando di persone che si occupano di ecologia o che lavorino in ambito zoofilo.

In realtà quello che accade spesso è prendere una definizione ed estenderne il significato a voler dare un’immagine di una situazione che per affinità la ricorda. Ecco, quindi, che l’ecosistema compare in ambito aziendale quando si parla della necessità di interconnessione e “cooperazione” tra componenti eterogenee e complementari per quanto diverse da loro, di componenti che possono esistere da sole ma che creano un valore maggiore se considerate nella loro interezza.

Quindi come a sottolineare che il totale è più del valore algebrico della somma dei singoli elementi: si parla di ecosistemi aziendali, di ecosistemi applicativi e in alcuni ambiti la parola “spopola”, come ad esempio nell’ambito assicurativo dove si usa tantissimo questo termini vista la forte necessità di integrare (La I maiuscola) e di far coesistere tante componenti differenti.

In passato la parola più simile che mi sembra di poter accostare all’attuale “ecosistema” era l’anglofono “framework” che voleva significare la costruzione di uno strato di interoperabilità di componenti distinti: qui lo abbiamo superato, staccandoci dalla modalità con cui questo accade, ma focalizzandoci sulla stretta volontà di cooperazione: cosa poteva esprimerlo meglio una parola che richiama la perfezione della natura?

Lo spunto sta che proprio come nell’ecosistema si considerano essere viventi e no, negli ecosistemi aziendali si considerano esseri viventi (persone) e non (tecnologia sì, ma anche processi), tentando di sottolinearne l’efficacia della simbiosi: quando parliamo di ecosistema intendiamo questo? Abbiamo davvero capito la “profondità” di questa astrazione o semplicemente utilizziamo il termine per indicare “l’insieme delle componenti”. Forse la chiave di tutto è qui rendersi conto ancora una volta che il valore nasce da componenti profondamenti diverse (uomini, tecnologia e processi) e riuscire a renderli un ecosistema non è sempre così semplice.

Un po’ come i system integrator insomma: capaci di portare ed equilibrare la tecnologia (quella corretta e adeguata), la forza lavoro per farla funzionare, ma anche la corretta consulenza e l’esperienza vissuta (Il valore dei bagagli) per far sì che questo diventi un sistema bilanciato, beh, ecco sì, proprio come dicevamo: un “ecosistema”.

#daivalorealtempo

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