Domani riunione vendite alle 9, puntuali!

Da una parte c’è Pietro, legato alla storia: si alza di corsa, colazione al volo e via…fermo nel traffico…un classico…tante macchine, incidente perché “c’è quello che guarda il telefonino”, poi “c’è quello che fa il furbo e si immette dalla corsia di emergenza e mi blocca”…

Pietro arriva, parcheggia: sono le 8.58, corsa alla Usain Bolt e arriva giusto per la riunione. Unico problema, deve stare attento ai vicini se alza la mano per prendere la parola!

Dall’altra parte c’è Giulio: cosciente di vivere nel 2022, apre le ante e pensa “vah quelli in coda… ma quando gli passa?” Fa colazione, porta il figlio a scuola, si mette la camicia alle 8.58 e alle 8.59 è già collegato e magari si permette di dire a Pietro: “tutto bene?”

Ovviamente stiamo esasperando ma il concetto da cui partiamo è la realtà. Quello a cui siamo sempre stati abituati, a correre per un orario.

E finchè non c’era altra soluzione, allora si doveva fare “per forza” ma oggi abbiamo introdotto termini come smart workplace, collaboration tool, si parla di metaverso.

Partiamo dall’ultimo concetto e vedremo che in qualche modo lo possiamo vivere, anzi lo stiamo in parte vivendo.

Metaverso (in inglese Metaverse) è un termine coniato da Neal Stephenson in Snow Crash (1992), libro di fantascienza cyberpunk, descritto come una sorta di realtà virtuale condivisa tramite internet, dove si è rappresentati in tre dimensioni attraverso il proprio avatar (Wikipedia).

Cosa cambia con le riunioni fatte in video call? Ci manca il 3D, non abbiamo un avatar perché siamo noi, ascoltiamo e vediamo come fossimo in presenza. Non si sentirà il nostro profumo Paco Rabanne (e nel caso di Pietro meglio così).

Però ad oggi possiamo essere “presenti” in un mondo supportato da internet, facciamo riunioni, condividiamo documenti, non usiamo più solo le mail, ma anche le chat, le chat di gruppo, di team per i progetti, ecc.

Condividiamo informazioni interne con strumenti come Yammer, Teams, Google Docs, Trello, Nuclino…  Mettiamola così: anche le aziende hanno gli strumenti social dei Millenials ma declinati in chiave aziendale per condividere e collaborare.

La collaborazione è la nuova normalità sul posto di lavoro che ormai è digitale (digital workplace), con i dipendenti che non dovrebbero più lavorare separati gli uni dagli altri. Questa focalizzazione sulla collaborazione dovrebbe significare una maggiore efficienza e una maggiore produttività.

È l’immediatezza del contatto e che cambia. Ci sono, subito.

La collaborazione non è neanche più passarsi le informazioni ma salvarle dove tutti possono recuperarle.

E tutto questo non è solo legato alla condivisione di informazione all’interno dell’azienda, fra dipedenti, ma anche a chi eroga un servizio all’esterno, a un cliente.

Pensiamo ai Contact Center. Con la piattaforma corretta, gli agenti possono condividere e scambiarsi informazioni, anche in tempo reale, per poi utilizzarle durante una chiamata con un cliente. Indipendentemente dal fatto che l’agente sia in azienda oppure no.

Mentre prima si doveva mettere in attesa il Cliente per andare a chiedere supporto, ora lo si può fare in real time interagendo e/o chiedendo supporto, tramite chat per esempio, senza alzarsi dalla scrivania o dal tavolo di casa.

Gli strumenti di collaborazione danno un aiuto fondamentale a una vita lavorativa frenetica che ormai chiede risposte e servizi sempre più immediati e puntuali per cui è sicuramente opportuno dotarsi di tali strumenti e metterli al proprio servizio.

Con questo non vogliamo dire che dobbiamo vivere in un mondo digitale, per carità, c’è sempre il bello di vedersi, raccontarsi e poi fare quattro chiacchiere alla macchinetta del caffè, però, se usati bene, gli strumenti di collaboration aiutano molto sia l’azienda che il dipendente, perché fanno guadagnare qualcosa di prezioso: il tempo e quindi, #daivalorealtempo.

#daivalorealtempo

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