Sono notizie degli ultimi mesi il completamento da parte di una intelligenza artificiale della decima sinfonia di Beethoven e la composizione di una poesia in omaggio a Dante da parte Ai-Da, un robot artista.

Sarà vera la visione catastrofistica di alcuni film in cui i robot soppiantano gli umani?

Leggendo gli articoli relativi a una e all’altra notizia, riportiamo questi passi:

Ai-Da, il robot ideato dal gallerista Aidan Meller, «ha in qualche modo avuto come maestro di liriche il “Sommo Poeta” […] ha infatti “studiato” l’intera Divina Commedia […] e poi ha utilizzato quanto appreso dalla lettura dei versi del poeta italiano per comporre delle liriche attraverso i suoi algoritmi» (Today, L’artista-robot di Oxford omaggia Dante: compone e recita poesie “ispirate” dalla Divina Commedia).

«L’incompiuta decima sinfonia di Beethoven è stata completata dall’intelligenza artificiale, grazie a un gruppo di musicologi, compositori e tecnici che hanno insegnato a un sistema neurale come lavorava il grande compositore austriaco. Elgammal» direttore del laboratorio di Arte e Intelligenza artificiale della Rutgers University del New Jersey e che ha seguito la parte tecnologica del progetto «ha raccontato che a un certo punto uno degli esperti coinvolti nel progetto ha paragonato l’intelligenza artificiale a uno studente di musica bramoso di migliorare, che si esercita e impara ogni giorno, e alla fine diventa sempre più bravo» (Il Post, Un computer ha finito la Decima di Beethoven)

L’intelligenza artificiale viene costruita dall’uomo.

L’intelligenza artificiale ha bisogno dell’uomo per imparare e migliorarsi.

L’intelligenza artificiale può supportare e affiancare l’uomo.

L’intelligenza artificiale non può sostituire l’uomo.

Nonostante la composizione di sonetti o opere siano scenari e attività molto lontane dal Customer Care, la visione è comune: l’intelligenza artificiale è a supporto del servizio e dell’uomo, che continua ad essere il vero “maestro” anche grazie alle esperienze di vita, alla creatività e al carattere, aspetti che non si conciliano con un operatore “di plastica”.

L’uomo è creativo, legge tra le righe, non segue un percorso “studiato” ma ne crea le deviazioni.

Per questo l’intervento umano non è solo utile ma necessario nella gestione straordinaria, mentre l’ordinaria amministrazione, disegnata su binari ben collaudati, può essere svolta con efficienza e fruttuosità dal collega sintetico: dal saldo all’autolettura del contatore, dalla ricarica del cellulare al cambio iban di addebito delle bollette, dalla comunicazione degli orari di apertura del negozio alla pianificazione di un appuntamento. Tutto questo (e molto, molto di più) è la gestione dell’ordinario, di tutte quelle informazioni e operazioni che possono essere portate a termine con successo e con soddisfazione di tutte le parti da un automa, con cui l’utente finale può dialogare in modo spontaneo, veloce e senza intoppi.

Gestione straordinaria sono invece gli scenari di vendita, la gestione di reclami o di possibili abbandoni, di consiglio, di “casi particolari”: tutto ciò che richiede empatia, emozionalità, inventiva, e occhio. Un assistente virtuale non potrà mai dire se i pantaloni cadono bene, né potrà andare incontro al cliente perché ne capisce lo stato d’animo, né riuscirà a leggere tra le righe e fare quelle domande che derivano dal vissuto per capire i reali motivi della volontà di chiudere un contratto.

Nel cartone animato Big Hero 6 il robot-infermiere capiva che il bambino che aveva perso il fratello era infelice ma non sapeva il motivo: un robot non riesce a discernere l’animo umano e quindi non ne può né capire né intuire gli aspetti più profondi, quelli nascosti.

Per comprendere l’uomo, serve l’uomo: figuriamoci che a volte non ci capiamo neanche tra di noi!

Chiudiamo riprendendo le parole dei “padri” di Ai-da e dell’intelligenza che ha concluso la decima di Beethoven:

Meller […]: “Speriamo che artisti, poeti, scrittori, registi eccetera si impegnino e utilizzino sempre più le nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale, perché uno dei modi migliori per criticare, valutare ed evidenziare potenziali problemi è utilizzare e interagire effettivamente con queste tecnologie. Non è una questione di concorrenza, ma piuttosto una questione di confronto e di azione potenziale“, dice. (Today, L’artista-robot di Oxford omaggia Dante: compone e recita poesie “ispirate” dalla Divina Commedia)

Elgammal ha aggiunto che a suo parere […] l’intelligenza artificiale non serve per “rimpiazzare” qualcuno, ma è “uno strumento che permette […] di aprire delle porte e di esprimersi in modi nuovi”» (Il Post, Un computer ha finito la Decima di Beethoven)

#daivalorealtempo

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