L’emergenza sanitaria ha lasciato e sta lasciando dietro di sé conseguenze importanti da diversi punti di vista che, in un modo o in un altro, toccano tutti noi: dallo scenario economico globale/nazionale/locale alla remotizzazione del lavoro, dalla perdita della propria quotidianità alle ripercussioni psicologiche… fino alla scomparsa del gesto più importante per stabilire il contatto con una persona e porre le basi per creare un rapporto di fiducia: la stretta di mano. Con la stretta di mano si può creare la “sensazione a pelle”, ci si fa una idea della predisposizione di chi ci sta di fronte ma, soprattutto, si stabilisce una connessione.

Se alla perdita di questo gesto prezioso, aggiungiamo la perdita del contatto non solo umano della presenza uno di fronte all’altro, ma anche di quello visivo arriviamo a una completa spersonalizzazione del rapporto: due termini che mal si coniugano, a maggior ragione se parliamo di rapporto cliente – fornitore o prospect – fornitore.

  • Gli occhi sono lo specchio dell’anima
  • Guardare le persone negli occhi è la base per una comunicazione efficace
  • Sorridere con gli occhi
  • Mai abbassare lo sguardo

…non siamo certo noi a dirlo: sono verità assolute, tanto che vi sono studi e corsi specifici sulla comunicazione non verbale in quanto lo sguardo può parlare tanto quanto la voce, dimostrando attenzione, interesse, credibilità, competenza, può permettere di sottolineare un concetto, dare enfasi o di … sorridere. Il contatto visivo è, dunque, fondamentale per creare un trust fra due interlocutori.

Inoltre, quante volte, nonostante il fatto che “l’abito non fa il monaco” ci ritroviamo ad aver maggior fiducia o sentirci più propensi verso una persona che “si presenta bene”?

Siamo tutti d’accordo: vedersi è più personale ed efficace, ma come coniugare questo con la remotizzazione delle filiali/negozi, con la centralità del customer service, con il “new normal”?

Accendendo la webcam.

Una comunicazione arricchita con il video, oltre ad aprire la strada per servizi avanzati di cui abbiamo parlato in un’altra puntata (vedi l’articolo “Inchiostro e calamaio 2.0”), permette innanzitutto di farsi vedere “in giacca e cravatta”, facendosi quindi conoscere e riconoscere, e dando una immagine non solo alla propria voce, ma anche alla propria azienda.

Il video dà la possibilità di utilizzare anche la comunicazione non verbale potendo così sfruttare l’espressione del volto, lo sguardo e il sorriso per dare spessore e carattere a ciò che si dice e osservare chi abbiamo dall’altra parte, le sue reazioni, i sorrisi, le smorfie… cosa che, per assurdo, in questo momento mancherebbe in caso di contatto vis-a-vis.

Sperando di poter tornare presto a stringere la mano a chi ci sta di fronte, per ora che ne dite: l’accendiamo?

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